CENTRO QUASI SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA

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Esterno Notte

 

Un incantevole cimitero di un orrido paesino della bassa pianura del nord. La camera zoomma su un quasi famoso sceneggiatore underground e un aspirante zombie che fatica ad uscire da una tomba. Luci tipo 5mila watt e pioggia naturale.

 

Il film per Rent A Brain sta avendo qualche problema. Le spie della Selling Air continuano a ronzare attorno come uccelli del malaugurio sembra che siano preoccupati degli incidenti come li chiamano loro che alla fine sono solo dei ricoveri per attacchi di panico e allucinazioni, tutti questi tecnici abituati a romanzicriminali e nottiprimadegliesami non reggono le location e il pathos del vero horror underground da una parte li capisco è come guardare il sole senza occhiali rischi di bruciarti o qualcosa del genere, deve essere capitato spesso anche a Kubrick e Carpenter, almeno credo.

L’assessore del comune del cimitero dice che ci faranno pagare qualcosa in più visto che abbiamo sforato i tempi e dicono anche che si sono lamentati, non ho capito bene chi a meno che non abbiano fatto sedute spiritiche cosa che mi interesserebbe non poco, e alla Selling Air dicono che comunque bisogna fare presto e che il materiale girato è comunque molto buono, ma gli ho detto che avrei bisogno di qualche giorno in più non vorrei deludere il mio pubblico e i teen che comunque pagano tipo 30 euri per il parco e come sappiamo tutti, io di certo, vengono solo per vedere la mia opera, im/modestamente. Il mio amico esorcista è contento del suo nuovo ruolo di prete psicopatico anche se continua a dare suggerimenti ai tecnici sulle luci e sulla fotografia, cose da non fare visto che la maggior parte di loro crede di essere Storaro e dice che vede un grande futuro per dei live da cimiteri e penso che da qualche parte bisogna cominciare.

Intanto un tizio mandato dalla Selling Air si è presentato come aiutante di qualcosa e la tizia che sarebbe della produzione dice che è lì per darmi una mano, che nel linguaggio dello spettacolo significa “sei fuori”, e tra un ciak e l’altro sta cercando di incantarmi con il suo curriculum tipo che ha fatto il centro sperimento etc etc e ha lavorato con Sorrentino, chi non?, e ha vinto questo e quell’altro e festival e tappeti rossi e producer e vive a New York e tutti dicono che è fantastico e che lo vogliono a Hollywood anche se non subito subito e la sua agente la chiamano in continuazione perché sembra che quello e quell’altro e intanto mentre parla, fondamentalmente a se stesso, la tomba dietro si apre con uno splendido sibilo e il tizio a metà del suo sproloquio si volta e si accascia con una caduta niente male per un principiante e gli vorrei dire mentre arriva il 118 che non c’è niente come l’horror underground…

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MEET ME UNDERGROUND

INTERNO GIORNO

 

Una stanza molto in disordine, uno schermo sta rimandando un film di protesta anni 60 tipo The strawberry statement. La camera zoomma e panoramica, poi carrellata, poi dolly, cercando di dare l’illusione di grande cinema. Luci disperatamente artificiali.

 

Ho iniziato con la setta qualcosa che credo me l’ero perso, comincia credo a NY poi finisce a roma, il prete modello che dovrebbe essere un esorcista, arriva una tizia che dovrebbe essere l’indemoniata, poi a un certo punto appare rosalinda celentano che fa sinead o’connor e lascio perdere. Tutto, anche nell’underground anche se questo e’ puro mainstream, ha un limite e noi registi, sceneggiatori, producer,echealtro dobbiamo almeno ogni tanto dire basta, stop, in nome dico dell’arte.

Ieri sono stato invitato a una specie di intervista per questo canale tematico che fa solo horror, cioè anche serial, cioè qualsiasi cosa tranne le telenovelas,dove pare ci sia un angolo dove chiedono agli specialisti dell’horror cose come come hai fatto, dove,quello cosa,paura, raccapriccio, raccontacela un po’ che dobbiamo tirare quindici minuti.

Ieri ho detto di questa cosa alla pseudo-producer di When I was dead anche per farle vedere che insomma ho questa reputazione non sono mica Sergio Arranca e tra una telefonata e un aipaddamento mi guardava come se le avessi detto che l’avevo vista prendere le scarpe all’upim, ma abbiamo iniziato una specie di conversazione su come l’horror che nasce come genere sovversivo sia diventato adesso tranquillizzante, un po’ valium un po’ redbull, con i vampiri che si sposano, le streghe che cucinano con il microonde, io non dico il sabba con il pentolone, il vampiro con il mantello nero in transilvania,ma dico un prete, acquasanta, un esorcismo, lei diceva sì però c’è bisogno di sintonizzarsi sul mondo teenager che non distingue un prete da un dark e le dico che comunque è il mondo del cinema e della tv che impone questi modelli e che il pubblico subisce e basta ecco perché c’é l’underground, per dire no, non sempre no, ogni tanto forse, per far vedere che oltre il sangue c’è di più e la tizia dice ah e penso all’assegno per la caparra del castello, quello con il fossato e un cimitero dietro così vero che sembra vero…