IL MORTO RESPIRA ANCORA II

INTERNO GIORNO

 

Una quasi nota casa di(eh?)produzione di una grande città del nord. La camera zoomma sui ventilatori che ruotano a velocità vorticosa e panoramica sulla finestra aperta che rivela un tazebao lacerato sul muro di fronte sul lavoro volontario nelle risaie della pianura del Mekong e della Lomellina. Luci insistentemente naturali.

 

Ho ricevuto una mail del mio producer che dice che non è detto che solo le grandi produzioni possono fare le grandi produzioni e penso un’altra vittima del calore. Non so se è andato in vacanza, ma mi dice che ha fatto dei sopralluoghi e che ha scoperto questo posto che altro che effetti speciali e penso a quando mai abbiamo usato degli effetti speciali, noi siamo per un realismo, un vero realismo underground.

Una rassegna di horror underground ha fatto vedere in anteprima mondiale il trailer di Non esco di giorno e il curatore dice che non vede l’ora letteralmente di proiettare il mio prossimo capolavoro montato e penso che è bello avere dei fan delle tue opere, questa solidarietà underground anche se spesso gli ripeto che certi titoli anche se hanno questa certa fama tipo culto non bisogna sopravvalutarli perché  cose come Vampirolessia o Non siamo proprio morti hanno questa tendenza a svuotare qualsiasi sala, dico tutte ma dice che comunque bisogna andare avanti e che l’avanguardia e l’underground hanno sempre avuto questi problemi e dice guarda Tarantino che prima non lo cagava nessuno ma noi dobbiamo andare avanti anche senza nessun pubblico nessuno che ci finanzia nessuna recensione e penso ok, è proprio il nostro cinema.

Il mio producer dice che comunque è il momento dell’apocalittico, del post qualcosa e dico sì, una cosa proprio nuova, è un momento di crisi, rivoluzione, riot, teppisti e vetrine spaccate e il nostro horror deve riflettere tutto questo, gli chiedo se a Londra è riuscito a  girare un po’ di materiale e dice che  c’è roba per tre quattro film, qualcosa del genere, ma che comunque bisogna sbrigarsi prima che arrivino i soliti Sergio Arranca e gli altri avvoltoi del commerciale che ci rubano le idee e finiscono con un blockbuster alla Paramount o alla Warner e penso quando mai, ma dico che è vero che tutta questa violenza e questa rabbia giovanile deve trovare una manifestazione artistica, una canale insomma, meglio se a pagamento penso.

C’è questo posto che ha trovato in mezzo alle montagne, un fiume che scorre in mezzo a una gola e una piccola spiaggia sassosa che fa molto apocalisse e dice che comunque in tre giorni si può girare e che dovrei darci un’occhiata, vederlo di persona,mentre mi fa vedere uno degli ultimi serialoni della pay tv,e c’è una scena dopo una specie di combattimento tra gli alieni e gli altri dice guarda c’è quello per terra che dovrebbe essere morto ma guarda si vede che respira ancora e penso che sono dei falliti, questi con tutti questi soldi, questi mezzi, ma senza uno che sappia fare il morto come si deve…

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PANIC

INTERNO NOTTE

 

Una stanza di un serial di successo di un serial killer/rockstar/documentarista. La camera zoomma su un’altra camera che sta riprendendo la scena. Luci artificiali tipo sequel.

 

So che successo è solo un participio, pure passato, ma noi dell’underground abbiamo sempre questo strano, comedire ambivalente concetto o misura che successo è solo un parametro perché se dici a qualcuno tipo Paramount che dieci persone in una sala sono successo questo ti guarda, forse nemmeno ti guarda e probabilmente snifferebbe una pista tipo atterraggio aereoporto, come dire adesso avanti -un-altro.

Dopo i quasi fasti di Los muertos viven che credo sia in postpostpostproduzione sono tornato a riflettere sul significato dell’underground che dico comunque almeno dico un minimo, ma anche il titolo, deve essere impegnato, dico, su qualche fronte, uno qualsiasi, quello che viene viene.

Il mio producer mi manda una mail che dice che il momento è adesso è arrivato, mi viene in mente sempre quello dell’elettrochoc ma non credo intenda quello, ma che abbiamo finalmente un set a disposizione, e tipo una sceneggiatura pronta ce l’avevo no e dico sì, credo, forse.

Dice solo che devo prendere il primo aereo che qui a Londra c’è tutto quello che abbiamo sempre desiderato e tipo quando mai capiterà e penso sì è vero non capiterà, certo non adesso, e mi dice che finalmente abbiamo tutto, quell’intreccio fiction/realismo che ho/abbiamo sempre cercato, basta monolocali di periferia come set precari o fabbriche abbandonate o cimiteri di paese, qui siamo dentro una canzone dei Clash o dei Sex Pistols, mica Ligabue e penso che sì almeno in questo ha ragione.

Mi arriva anche un messaggio che tipo hanno già iniziato a girare e penso -grande cinema- come direbbe anche Godard si inizia a girare senza regista e sceneggiatura e che comunque è solo questione di ore ma stasera potrebbero arrivare i cannoni ad acqua e quindi se potevo scrivere/adattare qualcosa che non fosse molto lineare o convenzionale e dico che sì quando mai ho scritto cose convenzionali o lineari, non sono mica Sergio Arranca o dario Argento, ma dopo Los muertos viven ho avuto questa specie di blocco, penso alle strade in fiamme e alle vetrine ma mi viene in mente solo Romero e vorrei andare oltre, voglio dire, tutto già detto e già fatto e non siamo mica in screamquattro, penso a cosa potrei dire nella conferenza stampa di presentazione che quello che manca nel cinema horror di oggi è il realismo, cose come Zombie I di Romero, che il supermercato infestato di zombi è una metafora, tutto il film è una metafora, cose del genere, che anche nel dvd credo farebbe la sua figura negli extra.

Intanto vedo  in tv nelle breaking news da Londra un tizio che mi sembra di conoscere inseguito da certi tizi neri con caschi e abbastanza maldisposti  con la maglietta di Seppelliscimi ancora, quella che il mio producer mette sempre e sembra lui, che nonostante abbia questo certo panico sta cercando di riprendere gli inseguitori con il telefono e penso -realismo- e dico che comunque lo ammiro moltissimo, giuro…

FLASH BACKWARD

ESTERNO GIORNO

 

Una nota località balneare spagnola: le comparse scorrono lentamente, aspettando che la camera dedichi un po’ di attenzione. La camera zoomma sul regista che avverte col megafono di comportarsi naturalmente, luci mediamente naturali.

 

So che ci sono dei pregiudizi sui parchi di divertimento, questo family entertainment e questa macchina succhiasoldi e cose del genere, ma la missione del cinema undeground è di creare un pubblico, basta con queste cose di setta, questi angoli di festival con dieci persone in sala e queste pseudonicchie di pseudointenditori, io ho in mente un underground entertainment,almeno credo. All’estero comunque sono più elastici e comedire ho anche un certo numero di fan che considerano, dico giustamente, cose come Seppelliscimi Ancora e Non esco di giorno come al livello di un Carpenter o Romero, anche se modestamente io ci infilerei pure Hitchcock perché certe scene sono in due parole indimenticabili.

Il parco è arrampicato su una montagna e dovrebbe essere il set di un minihorror  che poi sarebbe l’attrazione di una specie di tunnel dell’orrore dal nome vagamente sfigato di Hotel Krueger: dei tizi mi fanno fare un giro insieme agli altri visitatori per farmi un’idea. L’entrata non è male, penso a Friedkin e Tobe Hooper e ho un lieve maldistomaco. Il giretto dura dieci minuti che mi sembrano tre ore, riesco a dire qualcosa come fantastico senza mettermi a ridere; i tizi mi fanno vedere una saletta dove in teoria sarebbe proiettato Dad is not dead, il titolo provvisorio che ho scelto e che ha provocato un’onda di risate incontrollate che non ho saputo decifrare come buon o cattivo segno, ma il mio producer dice sempre che non c’è differenza.

Mi danno tre giorni per girarlo dentro il parco, ma solo di sera quando è chiuso e penso niente luci naturali. Non so se questa è l’idea del mio pubblico, ma noi del cinema underground horror dobbiamo confrontarci con questo tipo di pubblico, questi che girano con i sandali con le calze e con le magliette con su scritto I’m with a stupid e che spendono 6 euri per un panino, cose del genere. La trama dovrebbe essere una cosa come un tizio che va con la famiglia al parco dei divertimenti ad un certo punto scompare dentro la casa degli orrori per poi ricomparire come zombi, il tutto facendo capire la differenza fra il prima e il dopo, un aspetto non secondario.

La mia troupe è di quattro persone me compreso e quando chiedo se si può girare sulla funicolare che porta al parco mi guardano come se avessi chiesto di fare una messa nera al Vaticano: ho una strana sensazione che cerco di ignorare, quasi come la cosa dell’affitto arretrato di tre mesi.

Non ho ancora bene in mente il finale, ma non sembra un grande problema, i tre quarti della troupe sembrano già ubriachi alle 10 di sera. Il primo ciak è dentro una sala dell’Hotel Krueger con una cella finta che sembra un po’ Alcatraz un po’qualcosa d’altro.

Cerco il credo direttore di produzione che mi risponde sorridendo che comunque sarà in 3D e gli chiedo se ci sono dei problemi se uso poco, molto molto poco le luci… END PART I